“La sposa di Mènecle (1882)” e “Lea (1890)” di Felice Cavallotti

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08 Ott 2019
Due “esempi” della produzione teatrale del poeta e politico milanese. Come autore di teatro, egli espresse forse il meglio di sé. Dall’incipit del libro (La sposa di Mènecle): Una delle arringhe giudiziarie, a noi pervenute, di Iseo (l’oratore ateniese che fiorì sui principî del iv secolo avanti l’era volgare e fu maestro a Demostene), arringa intitolata: Della eredità di Mènecle, tratta di un caso giuridico che suggerì in germe la idea della presente commedia e il nome del suo protagonista. Ed è curioso che dei tanti grecisti i quali si son degnati di farmi, nelle appendici critiche, la lezione sulla commedia mia, sentenziando non verosimile il caso, nessuno abbia mostrato tampoco di conoscere il buon vecchio oratore Iseo almeno di vista. Mi sbaglio: l’uno di essi, più grecista degli altri, sentendo proferito nella commedia quel nome, mi rimproverò di avere alluso al discorso di Iseo dell’onorevole Zanardelli, e mi ammonì paternamente che queste allusioni non sono roba di sapor greco! Passiamo oltre… e veniamo al piato giudiziario che dovette decidersi a quei tempi davanti ai giudici cittadini ateniesi. Un giovine orfano adottato per figlio da certo Mènecle, al quale avea dato la propria sorella in isposa, e divenuto, alla morte di Mènecle, erede di lui, si vede contesa la eredità da un fratello del defunto: il quale afferma in tribunale l’adozione non essere stata legittima, ma carpita al vecchio, già imbecillito dall’età, per mezzo di sua moglie, sorella all’adottato. Iseo scrive l’arringa in favor di quest’ultimo e sostiene legittima la adozione e la eredità, difendendo il giovine dall’accusa. Era questa poi falsa? Scarica gratis: La sposa di Mènecle (1882) e Lea (1890) di Felice Cavallotti.
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