“Il Golem” di Gustav Meyrink

Pagina Tre
19 Giu 2019
 
Golem, che troviamo menzionato al salmo 138 della Bibbia (oggi il verso “il mio golem hanno visto i tuoi occhi” viene tradotto “ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi”) è concetto poi prepotentemente entrato nella tradizione talmudica e dei riti cabbalistici segreti. Elémire Zola ha scritto abbondantemente sull’argomento. Meyrink, a sua volta conoscitore delle scienze esoteriche e magiche, ritaglia questo suo primo romanzo (pubblicato la prima volta a Lipsia nel 1915, che ebbe grande successo subito dopo la fine della prima guerra mondiale) sulla leggenda del Golem, radicata come antica leggenda praghese soprattutto nell’ambito della comunità ebraica. Senza dubbio la popolarità del romanzo è stata implementata da numerose versioni cinematografiche, tra le quali è giusto ricordare almeno quella di Wegener, esempio tra i più significativi di espressionismo cinematografico (https://www.youtube.com/watch?v=QOZecCU5isk). Nel duomo di Praga il protagonista scambia il proprio cappello con quello di un certo Athanasius Pernath, intagliatore di pietre preziose. Inizia quindi uno stato confusionale tra sogno e realtà, dall’irrompere nella sua stanza di una donna che fugge da un pericolo misterioso e che lo chiama “maestro Pernath” all’osservazione del libro Ibbur che provoca in lui perdita del senso d’identità e dei ricordi, con cadute in catalessi. Lo soccorre l’archivista Hillel, conoscitore della cabala. Capisce quindi che la donna fuggiva dal rigattiere Wassertrum. Il motivo del suo terrore è scoperto quando lo studente Charousek gli parla del figlio del rigattiere, dottor Wassory; questi, arricchitosi praticando iridectomie su falsi glaucomi da lui stesso provocati, era stato smascherato e spinto al suicidio dal dottor Savioli. La donna, Angelina, è terrorizzata perché teme che la sua relazione con Savioli venga scoperta dal vendicativo Wassertrum. Pernath nasconde quindi i compromettenti documenti di Savioli. Una notte Pernath entra nella stanza dove la leggenda colloca la comparsa, a cadenza di 33 anni, del Golem. Fuggendo da lì viene però scambiato per il Golem. Nei suoi deliri Pernath scambia e confonde Angelina, Mirjam – figlia di Hillel – e la sensuale Rosina. Sente però vero amore per Mirjam, protesa verso un’unione mistica nel culto di Osiride. Le rivelazioni da “iniziato” proseguono: Charousek gli confessa di essere figlio di Wassertrum, che amò sua madre finendo però per venderla a un postribolo. Da qui l’odio profondo di Charousek per Wassertrum. Il rigattiere nel frattempo lascia a Pernath un orologio appartenuto a una persona recentemente assassinata. Questo “indizio” provoca una lunga e sconcertante incarcerazione dello stesso Pernath. Ma durante la carcerazione riesce a recapitare una lima a un certo Loisa, il quale fugge e usando la stessa lima come arma uccide Wassertrum. Charousek è erede universale di Wassertrum, ma nonostante questo seguita ad odiarlo e giunge al suicidio dissanguandosi sulla tomba di lui. Un altro misterioso incontro in carcere è con l’enigmatico Laponder, assassino e stupratore, tramite il quale Pernath riesce a “dialogare” con Myriam e Hillel. Scagionato e scarcerato torna nel ghetto dove, dopo aver visto il suo doppio, sviene. Si risveglia in un albergo in altro tempo. Scopre dove abita il proprietario del cappello e si reca a restituirlo. Riesce a scorgere Pernath e Myriam contornati da immagini del culto di Osiride, ma non viene fatto entrare dal servitore, che si scusa e si augura che il cappello “non abbia cagionato dolori di testa”. L’anticipazione delle tematiche espressioniste e delle angosce kafkiane balza all’attenzione. Gustav Janouch nei suoi Colloqui con Kafka (traduzione di Ervino Pocar), afferma che Kafka, parlandogli di questo romanzo afferma: “L’atmosfera dell’antico quartiere ebraico di Praga vi è descritta meravigliosamente”, e prosegue poi dicendo. “Dentro di noi vivono ancora gli angoli bui, i passaggi misteriosi, le finestre cieche, i sudici cortili, le bettole rumorose e le locande chiuse. Oggi passeggiamo per le ampie vie della città ricostruita, ma i nostri passi e gli sguardi sono incerti. Dentro tremiamo ancora come nelle vecchie strade della miseria. Il nostro cuore non sa ancora nulla del risanamento effettuato. Il vecchio malsano quartiere ebraico dentro di noi è più reale della nuova città igienica intorno a noi. Svegli, camminiamo in un sogno: fantasmi noi stessi di tempi passati”. Pregevole la prima traduzione italiana di Enrico Rocca, sulla quale abbiamo digitalizzato questo e-book. Non riesco tuttavia a rinunciare a una piccola considerazione. Rocca, vittima in seguito a sua volta di odiosi conflitti e di teorie ripugnanti, non rinuncia però a inserire arbitrari elementi razzisti nella traduzione. Valga questo esempio: «Mich ekelte vor ihrem zudringlichen Lächeln und diesem wächsernen Schaukelpferdgesicht.» La frase viene tradotta da Rocca: «Quel suo sorriso insinuante, quella faccia ebrea da cavallo a dondolo mi ripugnavano.» Tradurre “wächserner” con “ebrea” non è possibile sia stato fatto in buona fede… ed era solo il 1926! Sinossi a cura di Paolo Alberti Scarica gratis: Il Golem di Gustav Meyrink.

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