Sara Hejazi "Gay e credente, ora si può: i monoteismi cambiano (il) sesso"

Il posto delle parole
27 Ago 2017
Sara Hejazi Gay e credente, ora si può: i monoteismi cambiano (il) sesso Micromega in edicola, in libreria, in ebook il nuovo numero temi.repubblica.it/micromega Nel mondo sembra cambiare l'approccio delle religioni nei confronti dell'omosessualità, con conseguenze rivoluzionarie: i monoteismi, ormai, non sono più intenti a dare regole sessuali e a definire i ruoli maschili e femminili, ma sono impegnati a definire, di volta in volta, il rapporto tra il fedele e le innovazioni tecnologiche, sociali, culturali e ambientali. Negli Stati Uniti, secondo i dati statistici raccolti dal Pew Research Center nel giugno del 2017, gli ultimi quindici anni hanno visto un forte aumento del favore con cui l’opinione pubblica accoglie, immagina e pensa alle unioni tra persone dello stesso sesso. Questa apertura è stata indagata anche in base all’appartenenza religiosa degli intervistati. L’84% dei buddhisti era a favore delle unioni omosessuali, seguiti dal 77% degli ebrei, dal 68% degli hinduisti, dal 57% dei cristiani cattolici e dal 42% dei musulmani. A New York, la MCCNY (Metropolitan Community Church of New York) è solo una delle tante comunità religiose LGBTQ, la cui chiesa, durante i sermoni delle domenica tenuti dal reverendo Edgar che si autodefinisce “queer”, è gremita di fedeli. Questo significa che negli ultimi due decenni l’omofobia è – in genere e in certe aree del Nord America e dell’Europa – diminuita a favore di una maggiore accettazione delle differenze negli orientamenti sessuali. La tendenza si riflette anche nella sfera del religioso, dove le comunità confessionali di fedeli LGBTQ sono strutturate in modo da adempiere tutte le funzioni sociali tradizionalmente svolte dalla parrocchia di quartiere: si prega, si interpretano le scritture, si dona cibo, si accolgono i rifugiati, si dà una mano a chi perde il lavoro e infine si celebrano matrimoni omosessuali secondo il rito religioso della tradizione. in collaborazione con Fondazione Bruno Kessler, Trento www.fbk.eu Sara Hejazi, cittadina italiana e iraniana, è nata in Iran nel 1978, e ha conseguito un dottorato di ricerca in antropologia culturale ed epistemologia della complessità; accademica, scrittrice, giornalista, la Hejazi insegna all’Università di Torino e collabora con diverse testate. Ha scritto i saggi L’altro islamico. Leggere l’Islam in Occidente, e L’Iran s-velato. Antropologia dell’intreccio tra identità e velo, pubblicati per Aracne. Ha pubblicato a quattro mani con Mariachiara Giorda, due libri sulla vita e la pratica monastica. Alla condizione femminile nei paesi musulmani e alla filosofia Sufi ha dedicato molte energie riuscendo efficacemente a raccontare storie e analizzare fenomeni che di solito sono difficili da capire per il pubblico occidentale. IL POSTO DELLE PAROLE ascoltare fa pensare www.ilpostodelleparole.it

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