Andrea Zanotti "Fondazione Golinelli"

Il posto delle parole
28 Ott 2017
Andrea Zanotti presidente, "Fondazione Golinelli" Imprevedibile Essere pronti per il futuro senza sapere come sarà. Mostra di arte e scienza nel nuovo Centro Arti e Scienze Golinelli Bologna, fino al 4 febbraio 2018 IMPREVEDIBILE, essere pronti per il futuro senza sapere come sarà, in programma fino al 4 febbraio 2018 nel nuovo Centro Arti e Scienze Golinelli, polo per l’innovazione e la ricerca di Fondazione Golinelli progettato da Mario Cucinella Architects. La mostra, ispirata da un’idea di Marino Golinelli e prodotta da Fondazione Golinelli, è curata da Giovanni Carrada per la parte scientifica e da Cristiana Perrella per la parte artistica; il progetto dell’allestimento è di Mario Cucinella Architects. Questa è l’ultima di sette esposizioni che, a partire dal 2010, hanno indagato in modo innovativo temi forti della contemporaneità mettendo in dialogo il linguaggio dell’arte con quello della scienza. Fondazione Golinelli ha sempre creduto nella potenzialità di questo connubio per diffondere cultura e conoscenza: le stagioni più alte della cultura umana si sono prodotte quando arti e scienze si sono intrecciate in modo fecondo. L’intento della mostra è contribuire a colmare la frattura oggi in essere tra cultura umanistica e cultura scientifica. Dopo aver esplorato l’antroposfera, il rapporto tra uomo e tecnologia, le nuove età della vita, le energie della mente, la scienza del gusto, la libertà, con la mostra Imprevedibile è ora la volta di indagare il tema del futuro. «Imprevedibile» scrive Cristiana Perrella «muove dalla sensazione di incertezza che caratterizza la nostra vita in un momento storico di grandi e rapidissimi cambiamenti, di questioni cruciali per l’umanità […] che richiedono di essere affrontate urgentemente, ma senza poter ricorrere a parametri già noti. […] Abitare l’incertezza è forse una delle cose che gli artisti sanno fare meglio, rilevando sensibilità, urgenze e segnali inespressi della loro epoca senza temere la contraddizione, gli errori, lasciando spazio al dubbio, alle molteplici interpretazioni. L’arte è fondata sull’immaginazione e si alimenta di possibilità, intuizione e speculazione, non di sicurezza». Il futuro non si lascia prevedere, se non per caso, e non si può controllare, ma possiamo prepararci al tempo che ci attende «e soprattutto dobbiamo» come scrive Giovanni Carrada «cercare per quanto ci è possibile di contribuire a crearlo, cercando in quello che accade oggi i semi di quello che potrebbe accadere domani», consapevoli però che «le analogie fra allora e oggi […] ci offrono delle possibilità, ma sta a noi cercare di realizzarle. Perché il futuro, oltre che imprevedibile, è aperto. È fonte di rischi insospettati, ma anche di nuove soluzioni». Sinossi Come ci si può adattare a un mondo che cambia, sempre in modo imprevedibile? La risposta è fornita dall’innovazione e da un’educazione che permetta di comprenderne la positività dei cambiamenti che essa produce, siano essi materiali, politici o morali. L’uomo fatica da sempre ad accettare l’imprevedibilità del futuro, ma talvolta questa aumenta le risorse a nostra disposizione e garantisce una società aperta e socialmente mobile. E come ci si può preparare a un futuro che non si può in alcun modo prevedere? Il futuro è sì imprevedibile, ma “funziona” sempre allo stesso modo, almeno nelle economie moderne, e per questo ci si può preparare imparando dalle esperienze del passato più o meno recente. E capire come potrebbe funzionare il futuro è il motore della mostra. Il percorso espositivo mette in dialogo opere di artisti contemporanei italiani e internazionali – scelte per la capacità di attivare connessioni impreviste, chiarire concetti complessi attraverso la loro evidenza visiva, suscitare emozioni in grado di trasmettere, rispetto alla scienza, un diverso tipo di conoscenza e di comprensione – con una serie di exhibit di argomento scientifico, prevalentemente video, lasciando che le suggestioni dell’arte e della scienza aiutino il visitatore afarsi un’idea più ricca e complessa dell’argomento, sviluppando un proprio punto di vista sul futuro che ci aspetta. La mostra si articola in sei sezioni: Il futuro arriva comunque: l’insieme delle tecnologie che abbiamo creato e che guidano il nostro futuro, evolvendo continuamente e modificando di conseguenza le società, ha una forza ormai grande quanto quella della natura; Il futuro crea più di quanto distrugga: il progresso materiale e quello civile dipendono dall’innovazione, la quale va a beneficio di tutti; Il futuro non si lascia prevedere (per fortuna): se il futuro fosse prevedibile, i Paesi più avanzati avrebbero i mezzi per approfittarne, restando gli unici a guidarlo: l’imprevedibilità garantisce invece che nessuno potrà mai dominarlo; Il pregiudizio contro le cose nuove: di fronte all’incertezza che ogni vera innovazione porta con sé, la mente umana non è un giudice imparziale. Il rischio è però connaturato con l’innovazione; Fare i conti con la natura: gran parte dei problemi ambientali sono il prezzo che paghiamo per consentire a tutti noi la vita con gli agi cui siamo abituati, ma l’innovazione può ormai giocare un ruolo importante a favore della natura; Chi non innova rischia di perdere anche il proprio passato: si indaga il passato di grandi nazioni, come la Cina e l’Inghilterra, e si riflette su quello del nostro Paese, per comprendere la necessità di rinnovarci. Tra le opere in mostra: il disegno murale di Pablo Bronstein (Buenos Aires, Argentina, 1977, vive a Londra); l’installazione multimediale sui Big Data di Ryoji Ikeda (Gifu, Giappone, 1966, vive a Parigi); i video di Christian Jankowski (Gottinga, Germania, 1968, vive a Berlino) e di Elena Mazzi (Reggio Emilia, 1984, vive a Venezia) con la filmaker Sara Tirelli (Gorizia, 1979, vive a Venezia); le sculture di Joep Van Lieshout (Ravenstein, Olanda, 1963, vive a Rotterdam) e di Tomas Saraceno (San Miguel de Tucumán, Argentina, 1973, vive a Berlino); i poster del collettivo danese Superflex (fondato nel 1993 da Jakob Fenger, Rasmus Nielsen e Bjørnstjerne Christiansen); l’installazione di Nasan Tur (Offenbach, Germania, 1974, vive a Berlino); l’installazione Very Yao di Ai Weiwei (Pechino, Cina, 1957, vive tra l’America, l’Europa e la Cina); l’installazione al neon di Martin Creed (Inghilterra, 1968, vive a Londra); l’installazione con insegne luminose di Flavio Favelli (Firenze, 1967, vive a Savigno); il tappeto di Martino Gamper (Merano, 1971, vive a Londra); le sculture di Tue Greenfort (Danimarca, 1973, vive a Berlino); lo stand di lampade di Little Sun (fondato nel 2012 da Olafur Eliasson e Frederik Ottesen); l’installazione video di Tabor Robak (USA, 1986, vive a New York); l’installazione di Yinka Shonibare MBE (Londra, 1962, vive a Londra). La mostra ha il patrocinio del Comune di Bologna, della Regione Emilia-Romagna e del MiBACT ed è realizzata in collaborazione con Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna e TPER (Trasporto Passeggeri Emilia Romagna). IL POSTO DELLE PAROLE ascoltare fa pensare www.ilpostodelleparole.it

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