Davide Rosso "Museo Storico Valdese"

Il posto delle parole
29 Ott 2018
Davide Rosso "Museo Storico Valdese" INAUGURA IL NUOVO MUSEO STORICO VALDESE DI TORRE PELLICE, l’unico museo al mondo che racconta sotto tutti gli aspetti gli oltre otto secoli di storia valdese Taglio del nastro mercoledì 31 ottobre – giorno della Riforma protestante – alle ore 17,30 a Torre Pellice, via Beckwith 3 Percorso museale che culmina nella torretta panoramica aperta sulle Valli valdesi mostra dell’artista Paolo Paschetto, ideatore dell’emblema della Repubblica Italiana Mercoledì 31 ottobre – giorno in cui in tutto in mondo si ricorda la Riforma protestante – a Torre Pellice – “capitale” delle Valli valdesi del Piemonte (Val Pellice, Val Chisone e Val Germanasca), nominata nel 2017 “Città Europea della Riforma” dalla Commissione delle Chiese Protestanti in Europa e già definita “piccola Ginevra italiana” da Edmondo De Amicis, a un passo dalla Pinerolo olimpica del 2006 – verrà inaugurato il nuovo Museo Storico Valdese. Grazie al contributo della Tavola Valdese (Otto per mille), della Regione Piemonte e della Società di Studi Valdesi, il sostegno degli sponsor tecnici iGUZZINI e Wunderhaus e il patrocinio del Comune di Torre Pellice, il completo rifacimento del Museo Storico Valdese – fondato con il nome di Musée Historique Vaudois nel 1889, in occasione del bicentenario del “Glorioso Rimpatrio”, il vittorioso rientro dalla Svizzera nelle Valli natie dei valdesi esiliati dal duca di Savoia Vittorio Amedeo II – è stato progettato dagli architetti Margherita BERT e MASSIMO VENEGONI, autori di numerosi interventi su strutture storiche museali quali quelle del Forte di Bard (Aosta). A illustrare logiche, motivazioni, linee guida, obiettivi e fili conduttori di un progetto di profonda trasformazione architettonica, espositiva e comunicativa che cambia in modo sostanziale – ad esempio attraverso la destinazione museale della torretta panoramica aperta sulle Valli valdesi – le caratteristiche di un’istituzione nata oltre un secolo fa per conservare un patrimonio che discende da una specifica identità culturale e di fede, interverranno: Sergio CHIAMPARINO, Presidente della Regione Piemonte, Eugenio BERNARDINI, Moderatore della Tavola Valdese, Erika TOMASSONE, Presidente della Fondazione Centro Culturale Valdese, Dino CARPANETTO, Presidente della Società di Studi Valdesi, Davide ROSSO, Direttore della Fondazione Centro Culturale Valdese - Museo Storico Valdese, e Daniele Jallà, Consigliere Nazionale dell’International Council of Museums ICOM Italia. L’appuntamento è alle ore 17,30 di mercoledì 31 ottobre a Torre Pellice, presso l’ex Convitto Valdese di via Beckwith 3, in cui nel 1989, terzo centenario del Glorioso Rimpatrio, l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga inaugurò la sede di quella che sarebbe stata la Fondazione Centro Culturale Valdese (FCCV), a cui il Museo afferisce. Alle ore 18,45 taglio del nastro, visite guidate (info e prenotazioni: http://www.fondazionevaldese.org - 0121 932179) e apertura della mostra dell’artista protestante Paolo Paschetto (1885 -1963), vincitore del concorso per l’emblema della Repubblica Italiana, e rinfresco. Davide ROSSO, Direttore della Fondazione Centro Culturale Valdese - Museo Storico Valdese racconta: “Il nostro è un museo con una storia di 129 anni, nato nel 1889 in occasione di un importante bicentenario, come museo del patrimonio condiviso della comunità valdese. Sono otto secoli di storia di una minoranza religiosa per molto tempo perseguitata come eretica e radicata in un piccolo e remoto territorio di montagna, ma da sempre inserita nel più ampio contesto internazionale. Con l’avvicinarsi, nel 2017, del cinquecentenario della Riforma protestante, a una trentina d’anni dall’ultimo allestimento, abbiamo cominciato a pensare che occorreva darsi strumenti nuovi per raccontare la storia valdese. Quello che presentiamo oggi non è un semplice riallestimento del vecchio museo con strumenti più moderni, ma è un vero e proprio nuovo museo, in cui la comunità valdese rappresenta, sì, sé stessa, ma è anche, e forse soprattutto, un museo “autoriale”, ovvero un museo che per ciascun periodo ha uno o più studiosi a curarne i contenuti: il nuovo Museo Storico Valdese è un museo costruito dalla comunità valdese insieme alla comunità scientifica degli storici. Con gli architetti Margherita Bert e Massimo Venegoni abbiamo poi pensato a un percorso che in alcuni suoi tratti fosse evocativo, e non solo scientificamente esatto e aggiornato: oltre che sull’intervento architettonico vero e proprio, sull’uso degli spazi museali e sul ritmo che deriva dalla loro distribuzione, abbiamo lavorato sul territorio in cui nei secoli le vicende si sono sviluppate nelle nostre Valli, e questo con l’uso di mappe e di strumenti multimediali e, soprattutto, con la creazione di un accesso museale alla storica torretta panoramica dell’edificio, dove interno ed esterno si incontrano e si rimandano l’un l’altro”. Eugenio BERNARDINI, Moderatore della Tavola Valdese – l’organo di amministrazione della Chiesa Valdese, nominato annualmente dal Sinodo valdese – aggiunge: “i musei hanno la necessità di essere rinnovati e ripensati, più o meno profondamente, per stare al passo con le innovazioni tecnologiche e con il mutare degli interessi di chi li visita, anche se il tema centrale della loro mission non cambia. Qual è la mission del Museo Storico Valdese di Torre Pellice? È quella di raccontare la vicenda appassionante di una minoranza religiosa che è anche uno specchio del mutare nei secoli della società italiana ed europea sui temi dei pregiudizi e delle libertà. Un museo ‘valdese’ sì, ma anche ‘piemontese, italiano ed europeo’, un pezzo di storia e di attualità che spiega il continuo interesse di visitatori italiani ed esteri e il sostegno delle istituzioni pubbliche e private, che ringraziamo”. Erika TOMASSONE, Presidente della Fondazione Centro Culturale Valdese, conclude: “abbiamo voluto fin dall’inizio che il nuovo Museo Storico Valdese avesse un avvio collettivo con la consultazione di persone portatrici di interessi diversi per la storia valdese e per il territorio delle Valli valdesi: membri delle chiese locali, volontari responsabili dei piccoli musei aperti in molte piccole località e collegati tra loro nel Sistema Museale Eco-storico delle Valli valdesi, operatori turistici e amministratori. Un avvio dal basso, dalla capacità immaginativa collettiva, che è proseguito con il confronto tra la Fondazione Centro Culturale Valdese, il gruppo degli storici e gli architetti. Il Museo che offriamo al territorio e a tutti coloro che verranno a visitarlo, anche da molto lontano, è sia un primo approccio alla storia valdese che una sua rilettura, anche per una riscoperta del nostro territorio e della storia che testimonia”. L’IMPIANTO DEL MUSEO E LA CRONOLOGIA VALDESE Unico al mondo a ripercorrere gli oltre otto secoli di storia valdese attraverso due continenti, l’Europa e le Americhe, il nuovo Museo Storico Valdese di Torre Pellice propone un percorso – spesso evocativo, come ad esempio nella torretta panoramica aperta sul territorio della storia valdese – da intendersi come un continuum narrativo, articolato in 6 grandi sezioni temporali classiche – dal Medioevo al Novecento – che, snodandosi per unità di senso intorno a temi e concetti chiave, fa riferimento alla specifica cronologia degli avvenimenti valdesi, inserendoli nel contesto più generale anche con l’aiuto di brevi testi a cura di studiosi, specialisti ed esperti in grado di proporne un’interpretazione storica rigorosa e aggiornata: MEDIOEVO: dalla radicale conversione, intorno al 1174, del mercante Valdo di Lione – dal quale il movimento valdese ha preso origine – alla crociata contro l’eresia valdese promossa nel 1488 in Val Pragelato da papa Innocenzo III, passando per le prime condanne e le prime persecuzioni (sezione a cura di Lothar Vogel con Francesca Tasca); CINQUECENTO: dall’adesione alla Riforma protestante nel 1532 alla prima guerra di religione contro i valdesi del duca Emanuele Filiberto di Savoia (1560-61), con un’area dedicata alla ricostruzione di un antico tempio valdese (sezione a cura di Susanna Peyronel con Davide De Franco); SEICENTO: dagli editti che progressivamente limitano i diritti dei valdesi, ai tentativi di conversione al cattolicesimo e ai massacri, tra cui le cosiddette “Pasque Piemontesi” del 1655, che ebbero larga eco in tutta l’Europa protestante, con uno spazio dedicato all’esilio in Svizzera e al successivo Glorioso Rimpatrio (sezione a cura di Claudio Pasquet e Albert de Lange con Samuele Tourn Boncoeur); SETTECENTO: dal reinsediamento nelle Valli natie alla parentesi di libertà dell’occupazione francese e napoleonica in Piemonte (sezione a cura di Dino Carpanetto con Davide De Franco); OTTOCENTO: dalla Restaurazione alla partecipazione dei valdesi al Risorgimento e all’impegno per l’alfabetizzazione e l’evangelizzazione dell’Italia unita, passando per il grand tour dei viaggiatori inglesi nelle Valli, la concessione albertina dei diritti civili e politici nel 1848, le emigrazioni in Francia, Uruguay, Argentina e Stati Uniti, con uno spazio dedicato alla storia dell’istruzione e delle scuolette di borgata (sezione a cura di Gian Paolo Romagnani con Simone Baral). NOVECENTO: partizione incentrata sui temi – tuttora fondamentali per il mondo protestante – dell’ecumenismo, della democrazia e della diaconia, fino al 1984, anno della firma delle Intese tra lo Stato Italiano e le Chiese valdese e metodista. (sezione a cura di Davide Rosso e Filippo Maria Giordano). IL POSTO DELLE PAROLE ascoltare fa pensare www.ilpostodelleparole.it

Potrebbero interessarti